Siamo fermamente convinti, la vera lotta per garantire ottime uve non è nella guerra a tutto ciò che è categorizzato come nocivo per il vigneto, ma nel rafforzamento della naturale resistenza delle piante nei confronti delle avversità.

 

Ma come potenziare la resistenza delle piante in un contesto oltre che biologico più naturale possibile? Come fare ad attivare le naturali  difese della pianta? Si possono bio-fortificare le piante?

 

Circa un secolo fa Rudolf Steiner e Albert Howard (solo per citarne alcuni!) ci avevano messo in guardia che l’avvento dell’agricoltura “chimica” avrebbe prodotto effetti nefasti sulla fertilità dei suoli. Oggi  questa affermazione non può più essere messa in discussione! Il progresso tecnologico ha contribuito all’impoverimento dei suoli e il venir meno del connubio uomo-animale (e quindi anche delle pratiche del compostaggio) ha ridotto drasticamente la popolazione dei microrganismi del suolo: di conseguenza le piante si sono sempre più indebolite.

 

Noi siamo assolutamente convinti che si può fare viticoltura con ottimi risultati senza l’uso di concimi chimici, diserbi o disseccamenti chimici, pesticidi, ecc…

Il nostro metodo consiste nel somministrare induttori di resistenza al fine di attivare il metabolismo e indurre le piante a sviluppare una innata capacità di cura autogena.

Per nutrire le piante usiamo letame prodotto dai nostri cavalli compostato con parti vegetali, per il controllo degli infestanti facciamo pascolare nei terreni le pecore durante il periodo invernale, per la difesa  cerchiamo di rafforzare e stimolare le difese autogene e spontanee delle piante. 

Se il principale punto critico dei metodi biologici di agricoltura è sempre stato riconosciuto nella difesa, dobbiamo domandarci: come mai dove non è mai passato l’uomo con i suoi atomizzatori, come nei boschi e nelle praterie, le piante non si ammalano?

In verità in natura le piante si difendono in tanti modo ma principalmente prevalgono difese fisiche (spine, cortecce, …) e chimiche, tramite la produzione di molecole conosciute anche come metaboliti secondari. Proprio perché secondari (e quindi non essenziali per la crescita e sviluppo della pianta) in agricoltura non sono mai stati seriamente considerati, ma sono proprio questi metaboliti (pigmenti, alcaloidi, cumarine, polifenoli, …) che consentono alle piante di difendersi  da attacchi esterni di varia natura compreso quelli da muffe,  funghi  e artrotopi (sono proprio queste le principali avversità della vite). Attenzione quindi la strada della difesa tramite prodotti chimici va contro questo principio, vede come causa della malattia il patogeno e non il rafforzamento della pianta.

 

Non è necessario irrorare i nostri vigneti di trattamenti chimici perché in natura, sono le stesse piante a difendersi chimicamente. Come vengono attaccate da patogeni esterni le piante, infatti,  producono fitoalessine. Nella vite il principale esempio di fitoalessina è il resveratrolo.

In natura le piante si difendono da sole, le meno forti soccombono per dare spazio alle nuove per una crescita continua che garantisce la stessa sopravvivenza. Ma per quanto si passa gestire “naturalmente” un vigneto questo non sarà mai un bosco o una prateria, dove la produzione delle fitoallesine è sufficiente per la difesa. Allora la domanda nasce spontanea: come fare a aiutare la pianta a produrre fitoallesine?

Una grande idea della Biodinamica consiste nella somministrazione di sostanza organica unita ad  attivatori metabolici e induttori di resistenza (estratti dalle piante),   ma perché limitarsi a solo cinque varietà di piante officinali? Le cactacee, per esempio, come tutte le piante xerofile, sono molto ricche di metaboliti secondari per poter sopravvivere in condizioni ambientali difficili. Molte altre famiglie botaniche hanno sviluppato complessi sistemi di lotta contro le avversità climatiche e per la loro stessa sopravvivenza. Estraendo i loro fitocomplessi tramite macerazione alcolica e fermentazioni acquose ( quest'ultime ricche microbiologicamente quanto il corno-letame ma enormemente superiori in concentrazioni di microflora utile), è possibile fortificare molto di più la naturale fertilità microbiologica del suolo. 

         “In genere l’uomo si preoccupa della malattia, o almeno di questa o quella forma di malattia, solo quando ne è colpito,  ed anche in quel caso,  in fondo, non gli importa  altro  se non la  guarigione. Il modo in cui guarisca, talvolta, gli è del tutto indifferente e anzi preferisce non preoccuparsi ulteriormente di questo modo”. 

                                                                                                                      Rudolf Steiner conferenza del 10-11-1908  sulla “Salute e Malattia”.