Quello della biodinamica è stato per me il metodo che più mi ha fatto comprendere l’importanza della fertilità naturale del suolo.

Apparentemente suona strano che alla base di uno dei più completi metodi agricoli ci sia un poeta, uno dei più grandi poeti tedeschi Johann Wolfgang Von Goethe, il cui pensiero influenzerà moltissimo Rudolf Steiner. Furono proprio le conferenze di Rudolf Steiner tenute a Koberwitz nel 1924 che dettero vita al movimento oggi chiamato Agricoltura Biodinamica.

 

IL PENSIERO DI GOETHE. Goethe (1749-1832), era un grande poeta ma anche un attento e appassionato osservatore della natura e del mondo vegetale e animale (una passione spesso avvertibile nei suoi versi poetici) e si angosciava per le limitazioni nello studio analitico e intellettuale e non sopportava la divisione di allora tra scienze e le altre discipline. Goethe non era solo un poeta ma anche uno studioso di discipline scientifiche ed esoteriche. Era un grande conoscitore di Paracelsus, Jacob Boehme, Giordano Bruno, Spinoza, Gottfried Arnold. Una mente così ampia, poco poteva sopportare la consuetudine del tempo generalizzata tra gli ambienti tecnico-scientifici (siamo nel XVIII secolo!), di rappresentare la natura solo in maniera catalogatrice e sottomettere il mondo della fisica solo alle rigorose leggi della meccanica.

Ad avviso di Goethe, i tesori della natura non possono essere appresi da chi non si armonizza con essa. E’ questo un punto fondamentale, che Goethe sicuramente prende da Paracelsus e che anticipa un punto fondamentale della Biodinamica, quello della cognizione percettiva: non si può parlare di natura (né di agricoltura) senza percezione attiva, cosa che richiede il coinvolgimento pratico”. In biodinamica, infatti, il vero professionista dell’agricoltura è considerato colui che produce cibo al pari di un artista che produce quadri (tratto da Alex Podolinsky “ la Biodinamica del Futuro”).

Ma ritorniamo a Goethe. Egli riteneva ristrette le stesse tecniche della botanica di allora che non potevano far comprendere la vera essenza della pianta, occorreva, per Goethe, un diverso approccio, una diversa osservazione.

Egli decise quindi di iniziare ad osservare le piante in modo nuovo e a connettersi intimamente con la vita della pianta; capì che in natura le piante possono assumere le forme più differenziate mediante modificazioni di un solo organo. Secondo Goethe la natura è come dominata da una forza creativa unitaria soggetta ad una continua metamorfosi accompagnata da una programmata armonia, percettibile anche nella più piccola parte della pianta. Secondo Goethe questa metamorfosi è sostenuta da un divenire mosso da due tendenze opposte, una che porta alla concentrazione e l’altra che porta all’espansione. E’ proprio in queste due tendenze che Goethe vede la generale legge dell’accrescimento.

Goethe, contro ogni idea meccanicista, riteneva che la natura andasse percepita in modo unitario e globale, con tutti i cinque sensi del corpo umano (considerato il più grande ed esatto apparecchio fisico di cui la natura possa giovarsi). Questo pensiero è sicuramente un altro elemento che poi caratterizzerà la logica biodinamica ed è appunto quello di mettere l’elemento umano al centro di tutto, sia come artefice sia come giudice. Questa convinzione, porta a rifiutare schedature, uniformizzazioni e si estende in tutte le direzioni anche nelle stesse degustazioni degli alimenti dove, contrariamente l’opinione oggi prevalente, tende a rifiutare qualsiasi catalogazione del gusto: un alimento non deve essere considerato buono solo se risponde a dei precetti o prescrizioni!

Goethe era convinto che esistesse un’essenza spirituale dietro la forma materiale della piante. Scrisse una grande opera “La Metamorfosi Delle Piante” , allora quasi passata inosservata anche a causa del linguaggio oscuro tipico di Goethe .

Il pensiero di Goethe non poteva non dividere la scienza e ovviamente erano più i detrattori che i sostenitori (anche se non mancarono scienziati favorevoli). Era comunque molto appoggiato dai medici, oltre che dai poeti e psicologi. L’idea di Goethe della pianta e dell’animale originario sembra che sia alla base degli archetipi di Jung.

 

IL PENSIERO DI RUDOLF STEINER.

 

Rudolf Steiner (1861-1925), iniziò a documentarsi della produzione letteraria di Goethe dal 1879, il cui pensiero fu molto importante e gli permise di concepire la filosofia, la scienza, l’arte, la poesia in una nuova e diversa visione, fu un ponte di collegamento tra la poesia e la scienza, tra la scienza e la natura ed è proprio la sua specifica ricerca scientifico-spirituale che permise la nascita dell’agricoltura biodinamica.

Rudolf Steiner era già conosciuto allora come il fondatore dell’antroposofia che come fu definita dallo stesso Steiner “è una via della conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell'uomo allo spirituale che è nell'universo. Sorge nell'uomo come una necessità del cuore, della vita del sentimento e può essere pienamente giustificata se soddisfa questo bisogno interiore. »

L’idea comunque di esprimersi sul tema dell’agricoltura non partì proprio da Steiner ma da un gruppo di agricoltori antroposofi che lo invitarono più volte per trovare una soluzione a quella costante e continua degenerazione degli alimenti e delle sementi che l’introduzione della tecnica e della chimica in agricoltura aveva causato. Finalmente nel 1924 (l’anno prima della sua morte!), Steiner accettò e furono organizzate delle conferenze, oggi riportate nell’opera “Impulsi Scientifici Spirituali Per Il Progresso Dell’agricoltura” Editrice Antroposofica di Milano.

In tutto le conferenze di Steiner furono otto ed esattamente le seguenti:

1. Introduzione preliminare e preparazione al corso: L’emancipazione della vita umana e degli animali dal mondo esteriore.

2. Le forze della natura e del cosmo

3. Digressioni sull’attività della natura. L’azione dello spirito nella natura.

4. Le forze e sostanze che penetrano nella sfera spirituale, il problema della concimazione.

5. Il giusto dosaggio del concime.

6. L’essenza delle erbacce dei parassiti animali e delle cosiddette malattie delle piante di fronte alla natura.

7. Intime relazioni naturali reciproche. Relazione tra agricoltura, frutticoltura e allevamento del bestiame.

8. La natura del foraggio.

 

 

ALLA BASE DEL MESSAGGIO DELLA BIODINAMICA c’è prima di tutto un ritorno, un avvicinamento alla natura. Diceva Steiner: “gli interessi dell’agricoltura sono cresciuti in ogni direzione intrecciandosi con i maggiori problemi della vita umana”. Anche qui troviamo il messaggio comune con l’agricoltura biologica basato sul ritorno alla natura e l’abbandono della beffarda scorciatoia della chimica.

Il punto di partenza, per la biodinamica, è stimolare la vitalità del suolo e la formazione dell’humus: sarà proprio l’humus che permetterà alle piante ed animali di esprimere la loro intima essenza specifica (denominata da Steiner “dimensione spirituale"). Gli alimenti prodotti con questo tipo di agricoltura, secondo i Biodinamici, trasmetteranno all’uomo forze per il suo benessere fisico e spirituale.

 

E’ chiaro che tutti i messaggi che Steiner dette in occasione delle conferenze provengono da una visione allargata degli avvenimenti della natura, dove ci sono moltissimi impulsi interconnessi (idea alla base del pensiero di Goethe), ma quello che bisogna marcare (ed è questo una delle prime convinzioni della biodinamica) è quanto la vita delle piante sia in connessione con il loro ambiente nel senso più generale possibile. Un punto di forza del metodo biodinamico è appunto quello di prendere in considerazione tutta una serie di provvedimenti che sono sempre legati a quella concatenazione del ciclo vitale; da qui regole specifiche per la concimazione, la cura del terreno, la valutazione dei ritmi cosmici, la necessaria azione reciproca tra azienda e paesaggio.

Non è da relegare quindi come unica differenza tra agricoltura biodinamica e biologica nel solo uso da parte della prima dei cosiddetti preparati biodinamici.

Comunque alla base dell’agricoltura biodinamica c’è la messa in pratica di tutte quelle giuste e coscienti leggi dell’agronomia, metodi scoperti dagli stessi agricoltori nei secoli, che ruotano in particolare alla cura del terreno, i cui effetti dovrebbero essere esaltati dall’uso dei preparati biodinamici.

Ma vediamo meglio in concreto i cardini del metodo biodinamico.

 

L’ORGANISMO AZIENDALE Questo è una caratteristica fondamentale della biodinamica, né parlò pienamente Steiner nella seconda conferenza. Diceva Steiner “un’azienda agricola si realizza nel miglior senso della parola se può venir concepita come una specie di individualità a se stante, come un organismo conchiuso in se stesso. Ogni azienda dovrebbe avvicinarsi nella massima misura possibile a questa condizione. In senso assoluto questo non potrà essere raggiunto ma l’azienda deve avvicinarsi il più possibile alla condizione di essere una individualità conchiusa in se stessa. Ciò significa che si deve trovare in seno all’azienda quanto necessario per il suo funzionamento compreso il relativo bestiame. Quindi i concimi e le altre cose che arrivano dall’esterno, in un’azienda ideale dovrebbero essere considerati come un rimedio per un organismo ammalato”.

 

ALLA BASE DELLA LOGICA BIODINAMICA c’è la creazione di un organismo aziendale completo dove l’azienda trova tutto l’occorrente per una gestione auto-sufficiente fino ad arrivare ad individualità a se stante. Un’azienda biodinamica deve quindi trovare i principali fattori produttivi (concimi, sementi, ecc….) all’interno dell’organismo aziendale.

 

Il concetto di organismo aziendale e quindi di individualità aziendale, punto centrale del pensiero biodinamico, è sicuramente giusto ma oggi è difficile da mettere in pratica visto che le realtà delle aziende agricole sono ben diverse da quelle del tempo di Steiner. Basti solo pensare alla separazione dell’animale dalla terra, quindi mancando spesso il bestiame non c’è più quella disponibilità di letame (un tempo autoprodotto da tutte le azienda agricole) che quando compostato con sostanza organica vegetale è (come già detto) il miglior concime oggi esistente.

Per il metodo biodinamico occorre comunque fare un ulteriore passo verso la creazione dell’organismo aziendale. Un passo non da poco in quanto questa ulteriore conversione dell’azienda agricola verso una forma anche piccola di allevamento di animali (in modo particolare bovini e ovini) presuppone l’impiego di capitali e la capacità di risorse anche di carattere culturali e professionali oggi non più disponibili come un tempo. Non si tratta di acquistare un nuovo pc o semplicemente cambiare autovettura, ma si tratta di fare investimenti importanti!

Il concetto della massima autosufficienza possibile è uno degli elementi fondamentali della biodinamica e presuppone che l’agricoltura realizzi il giusto rapporto tra colture foraggere per sovesci e comunque per il miglioramento e la conservazione della fertilità del suolo, colture per la vendita di prodotti agricoli tipici dell’azienda agricola, una certa consistenza di animali per l’allevamento (possibilmente di razze locali e ben rapportate alla terra, alimentati con foraggi prodotti in seno all’azienda) e quindi una produzione in seno all’azienda di concime organico animale.

Oggi non tutte le aziende biodinamiche, hanno realizzato questo perfetto organismo aziendale. L’obiettivo di un’azienda agricola biodinamica, almeno nel tempo, è quello di migliorare fortemente la forza dell’individualità aziendale in modo da dipendere sempre meno dall’esterno.

 

LA CONCIMAZIONE. Altro punto fondamentale della biodinamica, trattato approfonditamente dallo stesso Steiner è la concimazione. Per Steiner la prima cosa che deve fare l’agricoltore è ristabilire le forze della terra e per questo la prima cosa da fare è vivificare, rendere vitale il terreno. Per Steiner non ci sono altri modi per vivificare la terra se non quello di apportare sostanza organica nelle giuste condizioni. Dice Steiner: “ la vita continua dalle radici della pianta fin dentro la terra e per molte piante non esiste un limite ben definito tra la vita e la zona circostante in cui esse vivono”.

Vivificare significa apportare humus al terreno ed evitare assolutamente concimazioni minerali. Dice ancora Steiner: “con i concimi minerali possiamo ottenere un effetto sull’elemento liquido della terra ma non giungeremo mai alla vivificazione del suo elemento solido. Pertanto le piante che sono cresciute sotto l’influsso dei concimi minerali mostreranno una crescita che tradisce una sollecitazione soltanto nell’ambito dell’elemento acqueo e non di una terra vivificata ”.

Punto fermo della biodinamica è quello di provvedere alla concimazione tramite qualsiasi filosofia e rimedio aziendale che comunque porti naturalmente alla produzione di humus.

Quindi va benissimo coltivare :

   • Piante miglioratrici (come le leguminose: favino, trifoglio, veccia, ecc…), assieme ad altre piante come graminacee (segale, orzo, loietto, ….), crucifere (senape, rucola,….), idrofilacee (facelia).

   • Ancora meglio è associare ai sovesci anche una parte di letame compostato (la produzione di compost è indubbiamente una delle maggiori raccomandazioni del pensiero biodinamico)

   • Un’accurata lavorazione dei terreni, copertura degli stessi con pacciamature, creazioni di siepi naturali e cura del paesaggio

Per la concimazione, la logica biodinamica tende a privilegiare l’uso di sostanza organica preceduta da un periodo di decomposizione perché la sostanza organica decomposta ha in se elementi eterici vitali per il terreno. Su questo terreno le piante trovano il modo migliore per prosperare e l’attività assimilatrice delle piante viene stimolata da sostanze attive.

 

PER L'AGRICOLTORE BIODINAMICO la concimazione consiste nel ristabilire le forze della terra e consiste nel vivificare il suolo. Per vivificare la terra occorre apportare sostanza organica e non concimi minerali.

 

Secondo Steiner i campi trattati con concimi organici provenienti dalla stessa azienda hanno una riserva di vecchia forza che si concretizza in una maggiore immunità alle malattie in particolare a quelle fungine, ecco perché Steiner insiste sul concetto di organismo aziendale.

In ogni caso concimare la terra con la sostanza organica permette una maggiore lavorabilità del terreno grazie alla presenza di humus che contribuisce alla leggerezza del terreno, alla necessità di un minor bisogno di acqua a una maggiore protezione alle intemperie (grazie alla maggiore capacità di assorbimento di acqua da parte dell’humus) e non da ultima alla maggiore vitalità del terreno .

Quanto all’uso del letame, va comunque detto e rimarcato che la biodinamica ne raccomanda l’uso solo se compostato. Il letame fresco finisce per produrre lo stesso effetto dei concimi minerali in quanto mineralizza il terreno, rafforzando solo l’elemento minerale.

 

PREPARATI BIODINAMICI

Altro punto cardine del messaggio di Steiner è l’uso dei preparati biodinamici, uso che nettamente distingue l’agricoltura biodinamica dai altri metodi agricoli a base biologica.

Secondo la logica biodinamica è proprio nella preparazione e uso di questi preparati, ritenuti dei fito-regolatori naturali, che si realizza quel ponte di collegamento tra l’uomo e la natura, tra il cosmo e la terra e permettono di apportare impulsi costruttivi ai processi naturali. Per fare questo occorre che in questi preparati ci siano tutti regni della natura, quello minerale, vegetale, animale ( vettori di forze terrestri) e l’elemento cosmico, che si realizza secondo Steiner con la preparazione degli stessi ed in particolare con la dinamizzazione.

 

L’efficacia dei preparati è  quella di aumentare la fertilità e la vitalità del suolo, di conseguenza, migliorando la fertilità delle piante e degli animali, stimolando le forze riproduttive, influenza positivamente anche il sapore, la digeribilità degli alimenti. Dice Steiner: “le forze della terra e del cosmo in agricoltura agiscono tramite le sostanze della terra”, questa affermazione sta alla base per la comprensione e l’allestimento dei preparati biodinamici.

L’altro aspetto molto interessante concerne le “forze” della dinamizzazione.

I preparati infatti vengono usati in dosi piccolissime, si parla di grammi per ettaro! Non sarebbero necessarie grandi quantità dal momento che i preparati vengono dinamizzati con l’acqua. Dinamizzare significa mescolare in senso rotatorio intensamente l’acqua con movimenti che permettono la compenetrazione delle forze dei preparati nell’elemento acqueo.

Ogni preparato ha un compito specifico, quelli per il suolo, per esempio, migliorano la struttura e la lavorazione del terreno stimolando la creazione e la decomposizione dell’humus e portando a favorire fortemente lo sviluppo radicale delle piante; le piante tenderanno ad avere uno sviluppo radicale più profondo, premessa non solo per rese più elevate ma soprattutto per una maggiore qualità degli alimenti e di un uso minore di acqua per l’irrigazione.

Sempre nell’ottica della individualità aziendale anche i preparati dovrebbero essere allestiti all’interno della stessa azienda, cosa non certo facile, visto il tempo che una tale attività richiede.

Rimandando per maggiori informazioni a testi specifici di agricoltura biodinamica (potete anche consultare la Guida all’Agricoltura Biodinamica a cura di Gianni Catellani, Fondazioni Le Madri), brevemente i preparati biodinamici si dividono in due categorie quelli da spruzzo (da utilizzarsi rispettivamente sul terreno e sulle piante), maggiormente utilizzati, e quelli per il compost.

I preparati da spruzzo aggiunti in quantità “omeopatiche” all’acqua, successivamente dinamizzata e distribuita sono due: il cornoletame e il cornosilice.

Per non dilungarmi troppo, farò solo dei cenni sul preparato 500.

IL CORNOLETAME. Detto anche preparato “500” si ottiene prendendo del letame stipandolo in un corno di mucca e sotterrando in autunno i corni a una profondità di circa 70 centimetri; il corno sarà dissotterrato all’inizio della primavera. Verrà quindi estratto il preparato che nel frattempo avrà perso il tipico odore di letame ed avrà acquisito le forze astrali ed eteriche che possono essere utilizzate diluendo una certa quantità di questo letame in acqua, leggermente calda, cosa da fare poco prima dell’uso.

L’acqua dovrà essere dinamizzata ossia mescolata con energia in senso rotatorio partendo dalla periferia, in modo che al centro si crei un vortice il cui apice tocchi praticamente il fondo del recipiente; il vortice va rotto periodicamente creando il cosiddetto “caos”, bisogna in altre parole invertire la rotazione e tutto questo alternativamente per un’ora. In questo modo, secondo i biodinamici, avviene ciò che dicevo sopra, cioè il fenomeno della compenetrazione. La parte finale è quella di spruzzare l’acqua dinamizzata sul terreno.

 

NELL'AGRICOLTURA BIODINAMICA si usano degli specifici preparati, la cui funzione è quella di stimolare, rafforzare e regolare i processi naturali .

 

Il pensiero biodinamico mette al centro di tutto come elemento artefice e attivo l’uomo. E’ l’uomo, che prima di tutto crea e da forma all’organismo aziendale ed al concetto di individualità agricola, nel massimo rispetto e legame con la natura.

 

VANTAGGI DELL'AGRICOLTURA BIODINAMICA.

Se sicuramente l’approccio spirituale applicato in una professione come quella agricola può far “sobbalzare” di scetticismo l’opinione pubblica, è innegabile che questo tipo di agricoltura ha comportato tantissimi vantaggi. Io stesso, nel mio piccolo, devo molto al pensiero biodinamico.

In generale si deve veramente molto a quel ristretto gruppo di aziende biodinamiche, nate dopo le conferenze di Steiner e che hanno fatto da pionieri, hanno resistito al nazismo, alla seconda guerra mondiale.

Le prime aziende biodinamiche nacquero nella Germania dell’Est, dove però il metodo fu vietato dal regime comunista e riprese nella Repubblica Federale Tedesca.

E’ più che attuale l’affermazione di Steiner quando dice (conferenza n° 1): “ Di agricoltura può parlare soltanto chi trae giudizio dal campo, dalla foresta e dall’allevamento del bestiame, dovrebbe cessare ogni discorso di economia politica che non parta dalla realtà stessa”. E’ non può essere che così, la diretta gestione dell’azienda agricola insegna moltissimo ed in maniera attiva. Ovviamente è più che interessante l’apporto della scienza e della tecnica, purché siano ben integrati in una realtà di carattere pratico.

In termini di qualità ambientale, i vantaggi della biodinamica sono innegabili, ma più in generale possiamo riconoscere che il metodo biodinamico permette sicuramente di eliminare o ridurre quegli eccessi dell’agricoltura industriale, contribuendo in ultima analisi ad una produzione di alimenti notevolmente migliore da un punto di vista nutrizionale.

Ma vediamoli meglio i principali vantaggi.

In tema di:

1) Organizzazione: l’agricoltura biodinamica riduce il pericolo della specializzazione e sprona alla realizzazione di un’azienda mista, più rispettosa dell’ambiente e del ciclo ecologico; lo stesso allevamento ritorna ad essere legato alla terra;

2) Ciclo: tende a dipendere il meno possibile dall’esterno, producendo all’interno il massimo che è possibile, con inevitabili vantaggi per l’allevamento, per la conservazione delle biodiversità, per la massima espressione della localizzazione e del terroir;

3) Meccanizzazione: non deve essere esasperata, privilegiando il lavoro manuale laddove l’uso della macchina può compromettere la qualità dei prodotti;

4) Concimazione: nessun elemento chimico di sintesi, ma ricorso ai sovesci, concimi organici, compostaggio, preparati biodinamici

5) Aspetti delle produzioni vegetali: massimo sfruttamento di specie e varietà, ricorso alle rotazioni agrarie, coltivazioni di leguminose per il miglioramento del terreno, prati e pascoli con elevate varietà botaniche

6) Malattie e controllo degli infestanti: nessun ricorso a diserbanti, prevenzione e controllo biologico dei parassiti, tutela delle specie e degli organismi utili.

Indubbiamente non sono da mettere in discussione gli effetti positivi che si avrebbero nel caso di generale conversione all’agricoltura biodinamica, come il miglioramento della fertilità dei suoli e della qualità degli alimenti, conservazione delle biodiversità animali e vegetali, massima riduzione di residui chimici nei terreni e nell’atmosfera, minore inquinamento generale, dilavamento dei nitrati molto ridotto e perché no anche il ritorno alle campagne anche come stile di vita.

 

 

Direi sicuramente di poter affermare che quello della Biodinamica è sicuramente una grandissimo patrimonio, forse anche troppo grande per poterlo apprezzare appieno, ma comunque di basilare importanza per quegli agricoltori, biodinamici e non , che vogliono imboccare seriamente la strada del naturale.

Gestire naturalmente significa prima di tutto mettere insieme tutte quelle condizioni che permettano una vita agricola durevole e redditizia, mettere insieme la capacità e l’interesse dell’agricoltore per utilizzare tutte quelle risorse, forze e sostanze affinché insieme agiscano in modo che ogni pianta possa crescere e maturare in modo conforme alla sua specie e al suo territorio.

Dobbiamo comunque alla fine chiederci: come mai dove l’uomo non interviene, come nei boschi e nelle foreste, la natura è comunque rigogliosa? La risposta è semplice.

All’interno di queste comunità esistono molteplici rapporti di scambi tra varie specie animali e vegetali e in questi luoghi raramente può succedere che una o più specie animali e vegetali possa prendere il sopravvento a spese delle altre, come invece accade spesso nei terreni coltivati, tolti del tutto dalla loro naturalità.

In quelle comunità naturali inoltre non si verificano problemi all’ordine del giorno come quello dell’erosione, del dilavamento del terreno e nonostante la vegetazione rigogliosa non diminuisce la fertilità del terreno. In questi posti è possibile vedere come ci sia un’armonia perfetta dei cicli vitali e questa è la caratteristica di un ecosistema naturale e stabile.