l' artigianalità

 

Negli ultimi anni abbiamo perso il valore dell’artigianalità, essa del resto stride molto con la logica industriale basata sulla necessità di uniformare, di omogenizzare, di favorire economie di scala, di progettare strategie di marketing spesso di breve termine, ecc…. Talvolta si associa all’artigianalità concetti negativi qualche volta connessi con l’idea di impreciso, approssimato, empirico.

Ma guardando bene i prodotti che sono in grado di sfidare il tempo, sono proprio quelli nati dalla sapiente mano dell’artigiano, dal suo intuito, dalla sua creatività e professionalità. I prodotti di un bravo artigiano hanno, infatti, l’attitudine a diventare unici e poco ripetibili.

Nel lungo processo della produzione del vino, che va dall’idea della progettazione di un vigneto alla commercializzazione delle stesse bottiglie, ci sono tantissimi momenti in cui è il vignaiolo artigiano che può influire sulla qualità dei propri vini. La prima forza dell’artigiano è quella dell’ ”handmake”, del "fare a mano" e quindi di ridurre all'essenziale la meccanizzazione dei processi di produzione. Fare a mano, nel vigneto, significa avvicinarsi più possibile al processo di crescita dettato dalla natura e, in cantina, significa evitare più possibile il ricorso ad artifici che finiscono per cambiare l'autentica espressione del prodotto.

L’artigiano tuttavia non è soltanto il produttore e l’ideatore ma è anche il primo responsabile  della qualità e autenticità dei propri prodotti e per questo può essere considerato  una specie di “sentinella”. L’artigiano è  il guardiano e il custode delle identità della propria azienda e del proprio territorio.